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San Salvatore

CAPPELLA

Isolata sul breve spiazzo affacciato sul Maira creato dalla rettifica della strada statale che le passa accanto, la cappella di San Salvatore di Macra è, con la chiesa di San Peyre di Stroppo, una delle più antiche testimonianze architettoniche medievali della valle Maira. Fondata probabilmente dai monaci di Oulx tra il 1120 e il 1142, risulta, alla data del 1386, sotto la giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Caraglio, sotto l’ordinamento diocesano di Saluzzo.
L’aspetto esterno della piccola cappella (dedicata a Gesù Salvatore ma nota come San Salvatore), come in tutti gli edifici sacri più antichi, è molto semplice. I muri di pietra rozzamente squadrata non presentano alcuna decorazione. La facciata è a vela, come il campanile situato in corrispondenza dell’abside, e contribuisce a slanciare la solida architettura romanica. Il portico, sostenuto da due tozze e irregolari colonne, è un’aggiunta di epoca posteriore. L'interno della piccola cappella , a navata unica, conserva, sulle pareti laterali (ma si ritiene che questi affreschi si estendessero anche all’abside; è infatti ancora visibile un frammento decorativo sul frontone dell’arco), importanti affreschi tardo-romanici, tra i pochi e meglio conservati del Cuneese. Si tratta nel complesso di uno dei cicli pittorici di epoca romanica più interessante nell’area del Piemonte meridionale. I muri perimetrali del presbiterio ospitano una serie di pitture del XIII secolo tra cui sono riconoscibili Adamo ed Eva, separati dall’albero del bene e del male dal quale spunta il serpente che offre la mela. Inferiormente è rappresentata una battaglia dell’Antico Testamento, con un guerriero a cavallo, soldati armati e un personaggio che sembra suonare un flauto. Sulla parete di destra è raffigurata in alto una danzatrice, con una veste dalle maniche molto svasate, accompagnata da un citaredo: il soggetto potrebbe riferirsi alla danza di Salomé di fronte al padre Erode. Più in basso potrebbero essere raffigurati Caino e Abele mentre offrono il grano. Chiude il ciclo duecentesco una figura umana con capigliatura raggiante a criniera, forse il dio Pan protettore di pastori e bestiame, che soffia in un corno. Il secondo ciclo, più recente, e che ha certamente coperto e sostituito il precedente, si trova nell'abside; qui un ignoto artista tardo-gotico, che alcuni studiosi avvicinano al Maestro di Lusernetta e a Giacomo Jaquerio rappresenta, nella calotta, gli Evangelisti intorno al Cristo Pantocratore e sulle pareti absidali i dodici Apostoli, suddivisi in quattro riquadri scanditi da tre monofore. Ogni soggetto è identificato dal nome scritto in caratteri gotici nel registro inferiore e in alcuni casi, dal simbolo. Sui piedritti dell’arco troviamo altri due affreschi tardo-gotici: a sinistra Santa Caterina, con la ruota dentata del martirio, a destra Sant’Antonio abate, con il bastone a forma di tau. Sul frontone dell’arco è visibile un’Annunciazione, sovrapposta alle decorazioni romaniche.

Informazioni:
Tel. +39 0171-999213 (Bonelli Giovanni Battista in borgata Villar 10, Macra – per chiedere le chiavi)

 

 

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