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Una valle che, anche grazie al suo isolamento, ha conservato peculiarità tipiche nella pronuncia e nel lessico

Nell’ultimo cinquantennio nelle basse valli del Cuneese la lenta penetrazione della parlata piemontese ha visto la sua sovrapposizione alle varietà occitaniche; alcuni comuni, costituiti da un gran numero di borgate poste a diverse quote altimetriche e insistenti su differenti valloni, vedono la coesistenza di piemontese e occitano, mentre salendo di quota le parlate occitaniche risultano maggiormente conservative. Per tutti i comuni va ricordato comunque che spesso non tutti gli abitanti di una località pronunciano allo stesso modo un termine: esistono consistenti differenze tra frazione e frazione e talora tra i componenti di una medesima famiglia.   Il territorio della Valle si apre ai 600 m di altitudine di Villar San Costanzo, la cui parlata locale attualmente è il piemontese, dove però delle antiche parlate occitane restano ampi relitti linguistici, specie nella località La Morra, e attestati oggi nella toponimia (chichou, Giouera, Coumbal, La Founsa). Anche gli abitanti di Dronero attualmente parlano piemontese; come per Villar, si tratta però di una varietà “alpina”: non è infatti presente la pronuncia faucale della –n come in pianura (lun-a, sman-a), bensì si ha pronuncia dentale (luna, smana). Va inoltre sottolineato che alcune frazioni, quali Piossasco, Ruata Fatiga e Tetti, conservano una parlata ancora affine all’occitano. Roccabruna, comune nato dall’accorpamento di oltre 90 frazioni ben lontane per collocazione e quota altimetrica, benché oggetto di una recente piemontesizzazione, attualmente parla ancora occitano (ad esempio nelle frazioni di Castello, Cogno, Norat, Margaria). Occitano e piemontese convivono anche a Cartignano, in un rapporto proporzionale che vede però ancora prevalere il primo. San Damiano Macra, in virtù del territorio estremamente ampio e degli scambi economici con la pianura che da sempre hanno interessato i suoi abitanti, vede la presenza di occitano e piemontese.
A partire dal comune di Macra le varietà occitane si fanno più conservative: Celle di Macra ad esempio ha una pronuncia non palatalizzata di ch e g: chan e gent divengono tsan e dzent.

 

StroppoElvaMarmora e Canosio, forse in virtù del loro isolamento hanno mantenuto inalterate le peculiarità delle loro varietà dialettali occitane; Prazzo presenta nella frazione San Michele il fenomeno che vede l’occlusiva palatale lh- pronunciata come –ch/j (i ragazzi divengono perciò gi fich, le ragazze le figge). Alla sommità della valle è posta Acceglio, l’unico comune della valle dove il pronome soggetto è iu anziché mi. Gli abitanti della Val Maira per decenni hanno definito patois, nosto modo o chapui chabal il dialetto locale.

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